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Titolo (Dublin Core)
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CAMPO DI CONCENTRAMENTO DI SHANO
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Descrizione (Dublin Core)
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Il campo di concentramento di Shano – situato in una zona dell’Etiopia controllata dal generale italiano Guglielmo Nasi – fu uno dei luoghi più oscuri della repressione coloniale italiana tra il 1936 e il 1941.
Qui, nell’ambito della cosiddetta “Grande Polizia Coloniale”, le autorità fasciste radunavano sistematicamente civili etiopi, spesso senza alcuna accusa formale, destinandoli a una fine tragica. Una volta che il campo si riempiva, la maggior parte dei prigionieri veniva condotta fuori e fucilata dalle truppe italiane. Dopo le esecuzioni, il campo tornava a svuotarsi, pronto ad accogliere nuovi prigionieri.
Il ciclo di arresti arbitrari e massacri si ripeteva con meccanica brutalità, trasformando Shano in un simbolo della violenza sistematica e pianificata dell’occupazione coloniale italiana.
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Data (Dublin Core)
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1936–1941
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Posizione Geografica (Dublin Core)
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Shano, Etiopia
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Tipologia (Dublin Core)
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Campo di internamento
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Fonte (Dublin Core)
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«I CAMPI FASCISTI - Dalle guerre in Africa alla Repubblica di Salò». (Consultato online)
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Citazione bibliografica (Dublin Core)
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«I CAMPI FASCISTI - Dalle guerre in Africa alla Repubblica di Salò». https://campifascisti.it/scheda_campo.php?id_campo=182.
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Contesto storico (Crimini di guerra italiani)
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Africa coloniale (Occupazione italiana dell'Etiopia, 1936–1941)
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Responsabili (Crimini di guerra italiani)
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Autorità militari e coloniali italiane operanti nell'Etiopia occupata; il campo era situato in un'area sottoposta al comando del generale Guglielmo Nasi.
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Vittime (Crimini di guerra italiani)
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Civili etiopi rastrellati nelle aree circostanti, comprese donne e bambini. Il numero complessivo delle persone internate e delle vittime delle esecuzioni non è specificato nella documentazione utilizzata.
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