MASSACRO A GAIA ZERET
- Titolo (Dublin Core)
- MASSACRO A GAIA ZERET
- Descrizione (Dublin Core)
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Nel 1939, la guerra d’Etiopia era ufficialmente finita da tre anni, ma la resistenza non si era mai spenta. Nella regione dello Scioa, gli Arbegnuoc, combattenti partigiani etiopi, continuavano a mettere a dura prova le forze di occupazione italiane. Guidati da Abebe Aregai e sostenuti dalla popolazione locale, gli insorti rappresentavano ancora una minaccia concreta per il controllo coloniale.
Per stroncare definitivamente questa resistenza, nel febbraio del 1939 le autorità fasciste avviarono la cosiddetta «operazione grande pulizia», una campagna di repressione feroce e mirata. Il suo episodio più terribile si consumò nella grotta Amazegna Washa.
Il 3 aprile, l’esercito italiano cinse d’assedio la grotta, rifugio di una colonna composta da partigiani, donne e bambini. Gli Arbegnuoc resistettero con tenacia per sette giorni. Di fronte alla difficoltà di conquistare il nascondiglio, il comando italiano prese una decisione estrema: ricorrere alle armi chimiche.
Fu così che venne attivato il "plotone chimico", partito dal porto eritreo di Massawa e dotato di un carico letale: un centinaio di proiettili all’arsine e una bomba aeronautica contenente oltre 200 chili di iprite. Il 9 aprile, i soldati italiani travasarono l’iprite in dodici bidoni, li collegarono a detonatori elettrici e li calarono all’ingresso della grotta. Poco dopo, li fecero esplodere.
Il gas non causava dolore immediato. Penetrava però nella pelle, anche attraverso indumenti pesanti, e in poche ore trasformava i corpi in campi di sofferenza: la cute si copriva di vesciche, che si aprivano in piaghe profonde, mentre all’interno del corpo si diffondevano emorragie, cecità, asfissia. Il veleno riempiva la grotta, colpendo senza distinzioni chiunque si trovasse al suo interno.
Chi si trovava vicino all’entrata morì quasi subito. Gli altri, nascosti nelle profondità della caverna, iniziarono a soccombere nei giorni successivi.
L’11 aprile, i superstiti iniziarono ad uscire: uomini, donne, bambini. I circa 800 uomini vennero immediatamente fucilati, in esecuzione di un ordine diretto del Duce. Le donne e i bambini furono trattenuti per breve tempo nei pressi del campo militare italiano, poi vennero rilasciati. Alla fine, tra l’interno e l’esterno della grotta, i morti furono tra gli 800 e i 1.500. - Data (Dublin Core)
- 3-11 aprile 1939
- Posizione Geografica (Dublin Core)
- Caia Zeret – grotta Amazegna Washa, Scioa, Etiopia
- Tipologia (Dublin Core)
- Eccidio
- Fonte (Dublin Core)
- Redazione. «Amazegna Washa: il massacro dei partigiani etiopi». La Bottega del Barbieri, 3 settembre 2018 (Consultato online); «IC_243_20006_7_r.pdf». (Consultato online).
- Citazione bibliografica (Dublin Core)
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Redazione. «Amazegna Washa: il massacro dei partigiani etiopi». La Bottega del Barbieri, 3 settembre 2018. https://www.labottegadelbarbieri.org/il-massacro-nero-dei-partigiani-etiopi/;«IC_243_20006_7_r.pdf». https://www.reteparri.it/wp-content/uploads/ic/IC_243_20006_7_r.pdf.
- Contesto storico (Crimini di guerra italiani)
- Africa coloniale (Occupazione italiana dell'Etiopia 1936–1941)
- Responsabili (Crimini di guerra italiani)
- Forze armate italiane; Divisione Granatieri di Savoia e relativo plotone chimico; autorità militari italiane responsabili delle operazioni di repressione nello Scioa.
- Vittime (Crimini di guerra italiani)
- Combattenti della resistenza etiope e civili presenti nella grotta Amazegna Washa. Circa 800 uomini furono fucilati l'11 aprile 1939; il numero complessivo delle vittime dell'operazione, comprese quelle provocate dall'impiego delle armi chimiche, è oggetto di differenti stime. Matteo Dominioni ha stimato tra 1.200 e 1.500 morti complessivi.
- Item sets
- Crimini di guerra italiani
North Shewa (Amhara Region), Regione degli Amara, Etiopia
Item: MASSACRO A GAIA ZERET
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