-
Titolo (Dublin Core)
-
BOMBARDAMENTO DELL'AMBA ARADAM
-
Descrizione (Dublin Core)
-
L’offensiva sull’Amba Aradam, lanciata da Pietro Badoglio, segnò un ulteriore passo nella guerra d’Etiopia verso l’uso sistematico della violenza più estrema. Durante l’operazione, l’artiglieria italiana fece largo uso di granate caricate con arsina, un composto tossico dagli effetti devastanti sul corpo umano. I colpi si abbatterono sulle posizioni etiopi, soffocando ogni possibilità di resistenza.
Nel corso dei combattimenti, vennero catturati due europei al servizio del Negus: il medico polacco Stanisław Belau e il suo assistente. I due erano noti per aver denunciato alla Società delle Nazioni il bombardamento indiscriminato della città di Dessiè da parte dell’aviazione italiana.
Dopo la cattura, entrambi furono sottoposti a torture con lo scopo di costringerli a ritrattare le loro dichiarazioni ufficiali. La loro sorte, come quella di molti testimoni scomodi di quella guerra, fu segnata dal tentativo del regime fascista di occultare crimini che ormai avevano assunto una portata internazionale.
Dopo la disfatta subita nella battaglia di Amba Aradam, l’esercito etiope si ritirò in modo caotico e frammentato,. Ma la ritirata non segnò la fine delle ostilità, bensì l’inizio di un massacro.
Le truppe del Negus, stremate e in disordine, divennero un facile bersaglio per l’aviazione italiana, che entrò in azione con spietata determinazione. Tutti gli aerei disponibili sul fronte nord furono mobilitati per inseguire i reparti in rotta: una caccia dall’alto, ininterrotta, metodica, letale.
In una sola giornata, vennero sganciati 730 quintali di esplosivo. Le bombe piovvero lungo le vie di fuga, sulle alture e nelle valli dove i soldati etiopi cercavano scampo. Non fu più una battaglia, ma una carneficina a cielo aperto, orchestrata con la superiorità tecnica dell’aviazione e la volontà di annientare l’esercito nemico fino all’ultimo uomo.
Una testimonianza ci giunge da Alessandro Pavolini, gerarca toscano e aviatore nella squadriglia da bombardamento Disperata, che descriveva così l'attacco: "L'aviazione concepita come cavalleria d'inseguimento. Vere e proprie cariche di velivoli si avventarono lungo le carovaniere, incalzarono i fuggiaschi ai guadi, dispesero le colonne, perseguitavano i dispersi con la mitragliatrice e la carabina".
Pavolini censurò l'impiego del gas ipritico, soprannominato anche gas mostarda, che decimò ulteriormente i soldati. L'iprite è un agente chimico utilizzato nella guerra chimica, caratterizzato da proprietà vescicatorie e tossiche. È un liquido oleoso, incolore, i cui vapori possono danneggiare la pelle anche attraverso gli abiti.
-
Data (Dublin Core)
-
10 febbraio 1936
-
Posizione Geografica (Dublin Core)
-
Amba Aradam, Etiopia
-
Tipologia (Dublin Core)
-
Bombardamento
-
Fonte (Dublin Core)
-
A. Del Boca, Italiani, brava gente? un mito duro a morire, Biblioteca editori associati di Tascabili 117. Vicenza, BEAT, 2019; Alessandro Pavolini, Disperata, Firenze, Vallecchi, 1937.
-
Citazione bibliografica (Dublin Core)
-
A. Del Boca, Italiani, brava gente? un mito duro a morire, cit., p. 197-198; Alessandro Pavolini, Disperata, Firenze, Vallecchi, 1937, p. 243-266.
-
Contesto storico (Crimini di guerra italiani)
-
Africa coloniale (Guerra d'Etiopia 1935-1936)
-
Responsabili (Crimini di guerra italiani)
-
Forze armate italiane; comando del maresciallo Pietro Badoglio; Regia Aeronautica per le operazioni di bombardamento e inseguimento aereo.
-
Vittime (Crimini di guerra italiani)
-
Militari delle forze etiopi impegnati nella battaglia e nella successiva ritirata. Le operazioni interessarono le colonne etiopi in fuga e furono accompagnate dall'impiego di armi chimiche.
Comments
No comment yet! Be the first to add one!