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Titolo (Dublin Core)
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REPRESSIONE DELLA RIVOLTA DI EL HAG
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Descrizione (Dublin Core)
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Nel cuore della Somalia Italiana degli anni Venti, un piccolo centro islamico divenne teatro di uno degli episodi più violenti della dominazione coloniale. La rivolta di El-Hagi, scoppiata il 28 ottobre 1926 e guidata dallo sceicco Mohamed Nur, fu molto più di un semplice atto di ribellione armata.
Rappresentò il rifiuto deciso della comunità locale di sottomettersi all’autorità italiana, allora sotto il controllo del quadrumviro Cesare Maria De Vecchi. Inoltre fu l’estremo tentativo di difendere l’autonomia religiosa e politica sotto la guida carismatica di Mohamed Nur. L’insurrezione si concluse il 7 novembre con la completa repressione del movimento e l’annientamento dei ribelli.
A metà degli anni 20 l’Italia era impegnata a consolidare la propria influenza nelle regioni della Somalia, ancora non del tutto integrate nel sistema coloniale. La scintilla del conflitto fu il rifiuto di Mohamed Nur di negoziare con le autorità italiane, che miravano a consolidare il proprio dominio su aree ancora parzialmente autonome.
In risposta alla sua opposizione, il governo inviò il maresciallo Aldo Fiorina dei Carabinieri Reali di Merca, scortato da un piccolo contingente di Zaptié, con l’ordine di arrestare lo sceicco. Tuttavia, al suo arrivo presso la moschea locale, Fiorina fu assalito e ucciso insieme a tre uomini della sua scorta.
L’episodio, considerato un affronto diretto al potere coloniale, scatenò la reazione immediata del governatore Cesare Maria De Vecchi, che ordinò un intervento militare su larga scala. Il comando delle operazioni fu affidato al Capitano Giurati, alla guida di 230 uomini tra Ascari e Zaptié, supportati dall’artiglieria da montagna del Capitano Fiore. I ribelli si rifugiarono all’interno della moschea, pronti a difendersi fino alla fine. A questo punto le truppe italiane circondarono la moschea, bloccando ogni via di fuga in attesa di rinforzi.
Il 30 ottobre, la colonna di Giurati diede inizio a un intenso bombardamento dell’edificio sacro. Prima dell’attacco finale, donne e bambini furono fatti evacuare, mentre gli uomini rimasti decisero di resistere.
La resistenza dei somali fu accanita e disperata. Solo quando le munizioni terminarono, le forze italiane riuscirono a penetrare nella moschea. Il bilancio fu pesante: otto italiani morti, venti feriti e oltre duecento caduti tra i ribelli.
Mohamed Nur, sfuggito miracolosamente alla presa della moschea, si diede alla macchia con un manipolo di fedelissimi. La sua fuga durò pochi giorni: il 7 novembre fu individuato nei pressi di Fidarot, dove venne circondato e ucciso insieme ai suoi uomini da un reparto di Zaptié. Con la sua morte, la rivolta fu definitivamente soffocata.
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Data (Dublin Core)
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28 ottobre – 7 novembre 1926
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Posizione Geografica (Dublin Core)
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El-Hagi, Somalia
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Tipologia (Dublin Core)
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Eccidio
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Fonte (Dublin Core)
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«1926, la rivolta di El Hagi. Analisi storica e verifica delle fonti». L’ITALIA COLONIALE, 11 marzo 2021 (Consultato online); Cesare Maria De Vecchi, Orizzonti d'Impero. Cinque anni in Somalia, Milano, 1935.
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Citazione bibliografica (Dublin Core)
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«1926, la rivolta di El Hagi. Analisi storica e verifica delle fonti». L’ITALIA COLONIALE, 11 marzo 2021. https://italiacoloniale.com/2021/03/11/1926-la-rivolta-di-el-hagi-analisi-storica-e-verifica-delle-fonti/.
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Contesto storico (Crimini di guerra italiani)
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Africa coloniale (consolidamento del dominio coloniale italiano nella Somalia Italiana)
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Responsabili (Crimini di guerra italiani)
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Autorità coloniali italiane della Somalia Italiana, sotto il governatore Cesare Maria De Vecchi; forze militari e di polizia coloniale impiegate nell'operazione, tra cui Ascari, Zaptié e reparti di artiglieria. Il comando dell'operazione contro la moschea fu affidato al capitano Giurati.
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Vittime (Crimini di guerra italiani)
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Oltre 200 ribelli somali uccisi durante l'assalto alla moschea e gli scontri successivi; tra le vittime figurano anche lo sceicco Mohamed Nur e i suoi seguaci, uccisi nei pressi di Fidarot il 7 novembre 1926. Tra le forze italiane si registrarono 8 morti e circa 20 feriti.
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