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Titolo (Dublin Core)
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CAMPO DI CONCENTRAMENTO DI DANANE
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Descrizione (Dublin Core)
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Il campo di concentramento di Danane fu istituito dal regime fascista italiano tra il 1935 e il 1941 nella Somalia italiana, su iniziativa del governatore Rodolfo Graziani, durante la campagna coloniale contro l’Etiopia avviata nell’ottobre 1935.
A partire dal 1936, divenne uno dei principali luoghi di internamento e di lavoro forzato per ufficiali inferiori, semplici soldati, oppositori politici e membri dell’amministrazione statale etiope, ma anche molti civili in seguito alla repressione messa in atto dopo il fallito attentato a Rodolfo Graziani del 19 febbraio 1937. Si stima che alla fine dello stesso anno il campo raggiunse il limite di capacità previsto, ovvero 2.500 reclusi.
A causa delle terribili condizioni di vita, Danane è stato descritto da diversi studiosi anche come un "campo di sterminio". Le fonti storiche parlano infatti di un tasso di mortalità estremamente elevato, che si aggirava intorno al 51%. Il clima tropicale si rivelò particolarmente insostenibile per i prigionieri etiopi, abituati a vivere negli altopiani dal clima temperato.
Le malattie più diffuse sono la malaria e la polmonite, e la maggior parte dei detenuti soffrì anche di gravi problemi gastrointestinali. L’assenza di acqua potabile spinse molti a bere acqua di mare, peggiorando ulteriormente le loro condizioni.
Imru Zelleke imprigionato all'età di 12 anni ricorda che: “Fuori del campo c'era una tenda isolata chiamata lazzareto. Serviva come luogo per i moribondi che non potevano più aver cura di se stessi. Erano semplicemente lasciati là, a morire. Io ed una giovane infermiera eravamo gli unici a dare loro cibo ed acqua. Pochi resistevano più di due o tre giorni prima di morire”.
Inoltre all’interno del campo era presente un settore per le punizioni, gli interrogatori e le torture.
Gli internati venivano puniti anche solo per minimi errori commessi durante lo svolgimento dei lavori di routine nel campo; spesso dovuti alla loro debolezza fisica. Tuttavia, le punizioni potevano essere inflitte anche semplicemente a causa del cattivo umore delle guardie.
Una forma di punizione consisteva nell'appendere i prigionieri a un muro senza poter toccare terra.
Il campo venne liberato dalle truppe inglesi il 18 marzo 1941, circa 1.000 etiopi e 300 somali furono rilasciati.
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Data (Dublin Core)
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1935/1936 – 18 marzo 1941
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Posizione Geografica (Dublin Core)
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Danane, Somalia
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Tipologia (Dublin Core)
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Campo di internamento
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Fonte (Dublin Core)
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«I CAMPI FASCISTI - Dalle guerre in Africa alla Repubblica di Salò». (Consultato online); Nicola Labanca, Oltremare: storia dell’espansione coloniale italiana, Bologna, Il Mulino, 2002; Angelo Del Boca, «Un lager del fascismo: Danane», Studi piacentini, vol. 1, n. 1 (1987).
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Citazione bibliografica (Dublin Core)
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«I CAMPI FASCISTI - Dalle guerre in Africa alla Repubblica di Salò». https://campifascisti.it/scheda_campo.php?id_campo=49; Nicola Labanca, Oltremare: storia dell’espansione coloniale italiana, cit., p. 200-204; Angelo Del Boca, «Un lager del fascismo: Danane», cit., pp. 59-70.
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Contesto storico (Crimini di guerra italiani)
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Africa coloniale (prigionieri catturati dalle forze italiane durante le operazioni militari in Etiopia 1935-1936)
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Responsabili (Crimini di guerra italiani)
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Autorità coloniali e militari italiane della Somalia italiana; amministrazione del campo e personale incaricato della sorveglianza, degli interrogatori, delle punizioni e dell'impiego degli internati nei lavori forzati. L'istituzione del campo fu promossa dal governatore Rodolfo Graziani.
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Vittime (Crimini di guerra italiani)
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Ufficiali inferiori, soldati, oppositori politici e membri dell'amministrazione statale etiope, oltre a numerosi civili etiopi e somali internati durante la repressione coloniale. Il campo raggiunse circa 2.500 reclusi alla fine del 1937. Le fonti riportano un tasso di mortalità intorno al 51%, associato alle dure condizioni di detenzione, alla malnutrizione, alla scarsità d'acqua e alla diffusione di malattie. Al momento della liberazione, il 18 marzo 1941, furono rilasciati circa 1.000 etiopi e 300 somali.
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