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Titolo (Dublin Core)
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BOMBARDAMENTO DELL'OASI DI TAIZERBO
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Descrizione (Dublin Core)
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Nella guerra contro la resistenza senussita, l'escalation della violenza raggiunse uno dei suoi momenti più drammatici nel 31 luglio 1930, quando l'aviazione italiana bombardò l'oasi di Taizerbo, uno dei principali centri di appoggio delle forze guidate da Omar al-Mukhtar. Secondo la documentazione militare dell'epoca, durante l'operazione furono impiegate anche bombe caricate con iprite, causando gravissime conseguenze tra la popolazione civile. Le relazioni compilate dagli stessi ufficiali italiani descrivono decessi immediati, estese ustioni e lesioni permanenti provocate dall'esposizione ai gas tossici, confermando il ricorso ad armi chimiche contro obiettivi abitati. L'utilizzo dell'iprite nel corso della campagna di Libia costituì inoltre un significativo precedente delle più ampie operazioni di guerra chimica condotte dall'Italia durante la campagna d'Etiopia del 1935-1936. Una testimonianza dell'impiego di armi chimiche è contenuta nel rapporto del tenente colonnello dell'Aeronautica Roberto Lordi, comandante dell'aviazione della Cirenaica, trasmesso da Rodolfo Graziani al Ministero delle Colonie il 17 agosto 1930. Il documento riferisce che, nel bombardamento dell'oasi di Taizerbo, furono impiegate bombe caricate con iprite, oltre a ordigni convenzionali. La relazione descrive dettagliatamente la presenza di abitazioni, giardini, tende e numerosi civili nell'area colpita, concludendo che il bombardamento ebbe un «risultato visibilmente efficace». Il rapporto costituisce una significativa prova documentaria della consapevolezza, da parte dei comandi italiani, di aver impiegato armi chimiche contro un'area abitata. Un'ulteriore conferma dell'impiego di armi chimiche emerge dalla relazione trasmessa il 1º dicembre 1930 dal tenente colonnello Roberto Lordi, nella quale venivano riportate le testimonianze raccolte durante l'interrogatorio di un ribelle proveniente da Cufra. Secondo il rapporto, il bombardamento di Taizerbo aveva provocato almeno quattro morti immediate e numerosi feriti, molti dei quali presentavano estese ustioni, gonfiori che si trasformavano in profonde ulcerazioni e gravi lesioni cutanee. La testimonianza riferiva inoltre che gli effetti dell'iprite persistevano anche diversi giorni dopo il bombardamento, come dimostrava il caso di un uomo rimasto gravemente ustionato dopo aver toccato un ordigno inesploso contaminato dal gas.
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Data (Dublin Core)
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31 luglio 1930
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Posizione Geografica (Dublin Core)
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Oasi di Taizerbo, Cirenaica, Libia
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Tipologia (Dublin Core)
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Bombardamento
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Fonte (Dublin Core)
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N. Labanca, La guerra italiana per la Libia, Bologna, il Mulino, 2012; A. Del Boca, Italiani, brava gente? un mito duro a morire, Biblioteca editori associati di Tascabili 117. Vicenza, BEAT; «COLONIALISMO. In Libia la strategia italiana della “terra bruciata”» (Consultato online).
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Citazione bibliografica (Dublin Core)
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N. Labanca, La guerra italiana per la Libia. 1911-1931, cit., p. 179-180; A. Del Boca, Italiani, brava gente? un mito duro a morire, cit., p. 171-175; «COLONIALISMO. In Libia la strategia italiana della “terra bruciata”». Pagine Esteri, 27 maggio 2021. https://pagineesteri.it/2021/05/27/africa/colonialismo-in-libia-la-strategia-italiana-della-terra-bruciata/.
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Contesto storico (Crimini di guerra italiani)
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Africa coloniale (Resistenza senussa 1930-1932)
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Responsabili (Crimini di guerra italiani)
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Aeronautica italiana in Cirenaica, sotto il comando del tenente colonnello Roberto Lordi; Rodolfo Graziani, che trasmise il rapporto al Ministero delle Colonie.
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Vittime (Crimini di guerra italiani)
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Popolazione civile dell'oasi di Taizerbo (abitazioni, giardini, tende colpiti); almeno quattro morti immediate accertate e numerosi feriti con estese ustioni, ulcerazioni e lesioni cutanee da iprite, con effetti persistenti anche giorni dopo il bombardamento (incluso un caso di contatto con un ordigno inesploso contaminato).
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