-
Titolo (Dublin Core)
-
CAMPO DI CONCENTRAMENTO DI EL ALGHEILA
-
Descrizione (Dublin Core)
-
Il campo di El-Agheila si distinse per la sua vastità e per l’elevatissima mortalità tra gli internati. Fu il più grande per numero di prigionieri e tristemente noto per le condizioni estreme in cui essi furono costretti a vivere e morire.
Attivato nel gennaio 1930, il campo fu concepito come centro di detenzione per coloro che opponevano resistenza al dominio coloniale italiano. Vi furono rinchiusi soprattutto esponenti senussiti di medio rango insieme alle loro famiglie, prigionieri che avevano tentato la fuga e gruppi di nomadi deportati dall’est della Cirenaica.
Nel dicembre dello stesso anno, circa 2.000 membri di tribù ribelli della Marmarica furono trasferiti a El-Agheila. Il loro viaggio iniziò ben tre mesi prima, a 1.100 chilometri di distanza. Dei 5.000 partiti, solo 2.000 giunsero a destinazione: 3.000 morirono durante il tragitto, un dato che rivela la brutalità delle condizioni imposte dalla deportazione forzata.
La struttura del campo era progettata per il controllo e l’annientamento sistematico. Al centro vi era un palco per le esecuzioni sommarie, circondato da otto tende adibite a interrogatori e torture. Agli angoli di ciascun settore si trovavano fosse utilizzate per punizioni, mentre sul lato lungo inferiore del campo vi era un muro di pietra usato come luogo per le fucilazioni. Poco distante, un tucul veniva usato come spazio di violenza sessuale da parte delle guardie, che abusavano delle donne internate.
Le tecniche di tortura praticate nel campo erano particolarmente crudeli: si passava dalle bruciature delle piante dei piedi con ferri roventi, all’inserimento di insetti o oggetti nei corpi delle vittime, fino all’estirpazione delle unghie e l’obbligo di bere grandi quantità di acqua salata. I casi di stupri di massa erano diffusi e sistematici.
Gli internati venivano inoltre impiegati in lavori forzati, spesso nelle miniere o nelle grandi opere di costruzione stradale e ferroviaria. Al loro rientro nel campo, erano sottoposti a controlli e appelli nel piazzale centrale, secondo procedure disumanizzanti.
Il campo di El-Agheila fu ufficialmente chiuso nell’ottobre del 1932. L’area venne riconvertita a uso logistico, trasformata in magazzini, ma la memoria delle atrocità consumate tra le sue recinzioni sopravvive come testimonianza delle violenze del colonialismo fascista in Libia.
Dalla testimonianza di un sopravvissuto, Reth Belgassen, recluso ad Agheila:
«Ci davano poco da mangiare. Dovevamo sopravvivere con un pugno di riso o di farina e spesso si era troppo stanchi per lavorare. [...] Le nostre donne tenevano un recipiente nella tenda per fare i loro bisogni. Avevano paura di uscire. Fuori rischiavano di essere prese dagli etiopi o dagli italiani.[...] Le esecuzioni avvenivano sempre verso mezzogiorno in uno spiazzo al centro del campo e gli italiani portavano tutta la gente a guardare. Ci costringevano a guardare mentre morivano i nostri fratelli».
-
Data (Dublin Core)
-
Gennaio 1930 – ottobre 1932
-
Posizione Geografica (Dublin Core)
-
El-Agheila, Cirenaica, Libia
-
Tipologia (Dublin Core)
-
Campo di internamento
-
Fonte (Dublin Core)
-
Michael R. Ebner; Geoff Simons (2011). Ordinary Violence in Mussolini's Italy. New York, USA: Cambridge University Press. p. 261; «I CAMPI FASCISTI - Dalle guerre in Africa alla Repubblica di Salò». (Consultato online).
-
Citazione bibliografica (Dublin Core)
-
Michael R. Ebner; Geoff Simons (2011). Ordinary Violence in Mussolini's Italy. cit., p. 261; «I CAMPI FASCISTI - Dalle guerre in Africa alla Repubblica di Salò». Consultato 18 settembre 2026. https://campifascisti.it/scheda_campo.php?id_campo=106.
-
Contesto storico (Crimini di guerra italiani)
-
Africa coloniale (Repressione coloniale italiana in Cirenaica sotto il generale Rodolfo Graziani dal 1930)
-
Responsabili (Crimini di guerra italiani)
-
Autorità coloniali italiane e amministrazione militare del campo, sotto la direzione strategica del generale Rodolfo Graziani; guardie del campo, responsabili di esecuzioni, torture e violenze sessuali sistematiche contro le internate.
-
Vittime (Crimini di guerra italiani)
-
Circa 2.000 membri di tribù della Marmarica giunti a destinazione su 5.000 partiti (3.000 morti durante il tragitto di 1.100 km); popolazione internata sottoposta a esecuzioni sommarie, torture (bruciature, estirpazione delle unghie, ingestione forzata di acqua salata, inserimento di oggetti nel corpo), stupri di massa sistematici e lavori forzati in miniere e infrastrutture.
Comments
No comment yet! Be the first to add one!