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Titolo (Dublin Core)
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CAMPO DI CONCENTRAMENTO DI RENICCI
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Descrizione (Dublin Core)
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Il campo di internamento di Renicci, situato nei pressi dell’omonima località nel comune di Anghiari, in provincia di Arezzo, fu operativo dall’ottobre 1942 fino al settembre 1943. Nato come luogo di detenzione per civili jugoslavi (molti dei quali catturati durante i rastrellamenti delle truppe italiane in Slovenia, in particolare nella provincia di Lubiana) divenne uno dei principali centri di internamento del regime fascista nel centro Italia.
Le prime deportazioni a Renicci iniziarono il 10 ottobre 1942; già entro dicembre dello stesso anno, il numero dei prigionieri superava le 3.800 unità. Nel corso dei quasi undici mesi di attività, si stima che il campo abbia ospitato circa 10.000 internati, di cui almeno 159 persero la vita a causa delle condizioni estremamente dure e disumane.
Tra luglio e agosto 1943, l’arrivo di centinaia di confinati politici provenienti da altri campi come Ustica, Ventotene e Ponza portò a un aumento delle tensioni interne. Scioperi e proteste divennero frequenti, mentre la situazione si aggravava ulteriormente con le diserzioni di alcuni soldati di guardia, preoccupati per l’imminente ingresso delle truppe tedesche dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943.
Il 14 settembre, con il campo ormai privo di sorveglianza, i prigionieri riuscirono a fuggire e si dispersero nelle campagne circostanti. La maggior parte di loro si unì alle formazioni partigiane attive negli Appennini tosco-romagnoli e marchigiani, contribuendo così alla lotta di liberazione.
La denutrizione, la mancanza di igiene e l’assenza di abiti adeguati per affrontare il rigido inverno causarono numerose malattie e la morte di circa 150 internati.
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Data (Dublin Core)
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10 ottobre 1942 – 14 settembre 1943
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Posizione Geografica (Dublin Core)
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Renicci, comune di Anghiari, provincia di Arezzo, Italia
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Tipologia (Dublin Core)
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Campo di internamento
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Fonte (Dublin Core)
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Carlo Spartaco Capogreco, Renicci. Un campo in riva al Tevere, Fondazione Ferramonti, Cosenza, 1998; Davide Conti, L’ occupazione italiana dei Balcani: crimini di guerra e mito della «brava gente» (1940 - 1943), Roma, Odradek, 2008; S. Berizzi, S. Duranti, V. Galimi, V. Piattelli, "Renicci di Anghiari (luglio 1942-settembre 1943)", storiaXXIsecolo.it, [Consultato online]; R. Monticini, "Campo di concentramento di Renicci - (Motina) Anghiari", il Postalista, [Consultato online].
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Citazione bibliografica (Dublin Core)
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Carlo Spartaco Capogreco, Renicci. Un campo in riva al Tevere, cit., p. 107; Davide Conti, L’ occupazione italiana dei Balcani: crimini di guerra e mito della «brava gente» (1940 - 1943), cit., p. 69; S. Berizzi, S. Duranti, V. Galimi, V. Piattelli, "Renicci di Anghiari (luglio 1942-settembre 1943)", storiaXXIsecolo.it, http://storiaxxisecolo.it/deportazione/deportazionecampi8.htm; R. Monticini, "Campo di concentramento di Renicci - (Motina) Anghiari", il Postalista, https://www.ilpostalista.it/arezzo/arezzo_0207.htm.
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Contesto storico (Crimini di guerra italiani)
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Occupazione italiana della Jugoslavia e del Montenegro (1941-1943)
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Responsabili (Crimini di guerra italiani)
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Tenente colonnello di fanteria Giuseppe Pistone (comandante, già a capo del campo di Chiesanuova; definito responsabile di trattamento disumano); comandante dei carabinieri Tronci.
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Vittime (Crimini di guerra italiani)
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Stime discordanti tra le fonti: 159 morti secondo un testo precedente, circa 150 secondo il Postalista, 187 secondo la sintesi SISSCO del volume di Trinca; secondo storiaXXIsecolo.it, 446 salme raccolte nel sacrario di Sansepolcro, di cui solo 106 morti effettivamente a Renicci e una quarantina negli ospedali vicini (gli altri erano partigiani jugoslavi uccisi dopo l'8 settembre, in gran parte ex internati di Renicci); circa 10.000 internati transitati complessivamente in undici mesi di attività; morti causati soprattutto da fame, freddo, dissenteria e condizioni igieniche terribili (114 morti di fame e dissenteria nel solo periodo invernale secondo una testimonianza diretta).
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