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Titolo (Dublin Core)
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CAMPO DI CONCENTRAMENTO DI LAURANA (LOVRAN)
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Descrizione (Dublin Core)
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Il campo di concentramento provvisorio di Lovran (Laurana) fu istituito dalle autorità italiane per internare i familiari degli uomini che avevano aderito alle formazioni partigiane comuniste e che non avevano fatto ritorno nei propri comuni entro le scadenze stabilite dalle ordinanze prefettizie dell'ottobre e del novembre 1941.
Secondo la ricostruzione dello storico Zdravko Dizdar, il campo venne organizzato presso il Park Hotel, una struttura alberghiera con una capacità di circa 500 persone requisita dalla Prefettura di Fiume. L'attività ebbe inizio il 26 novembre 1941, mentre i primi internati, provenienti dai distretti di Susak e Kastav, vi giunsero il 5 dicembre. La disponibilità degli spazi dell'albergo si rivelò presto insufficiente: entro il maggio 1942 gli internati erano circa 900 e, oltre alle camere, venivano utilizzati anche il cortile e i locali destinati all'idroterapia. Nell'intero periodo di funzionamento della struttura passarono da Lovran circa 3.000 civili.
L'aumento della popolazione internata rese necessari numerosi trasferimenti verso altre località italiane. Un documento del 20 aprile 1942 registrava 172 persone classificate come «congiunti di ribelli», per le quali il prefetto Temistocle Testa richiese l'internamento definitivo e l'allontanamento da Lovran, anche allo scopo di ridurre il sovraffollamento. Dopo un ulteriore incremento delle presenze, il Ministero dell'Interno dispose il trasferimento degli internati «tutti in provincia di Vercelli»; il 19 giugno 1942, 253 persone furono quindi distribuite in diversi comuni della provincia. Altri gruppi furono successivamente inviati in località delle province di Reggio Emilia e di numerosi altri territori italiani.
Le vicende degli internati testimoniano inoltre il carattere coercitivo della detenzione. Cleonice Pignedoli, ricostruendo uno dei trasferimenti effettuati nel giugno 1942, riporta la testimonianza di Maria Miculic, allora bambina di otto anni, internata insieme alla madre e al fratello minore e originaria di Podhum. Secondo la testimonianza, il padre della bambina fu ucciso insieme ad altri undici uomini lungo la strada verso Fiume nel giorno della deportazione. La stessa ricostruzione ricorda inoltre le restrizioni imposte agli internati, ai quali era vietato ricevere pacchi e, secondo la testimonianza, anche cantare e ballare.
Un nuovo e consistente afflusso si verificò nel luglio 1942, dopo la distruzione di Podhum e la deportazione della sua popolazione in seguito all'eccidio del villaggio. A Lovran furono trasferiti complessivamente 889 abitanti di Podhum, suddivisi in 208 uomini, 269 donne e 412 bambini. Anche questo gruppo venne successivamente distribuito tra numerosi comuni italiani, tra cui Arcevia e Fabriano, Montefalco, Portomaggiore, Ronco Canavese, Gazzuolo, Castello di Godego, Portobuffolé, Magliano de' Marsi, Ottone, Bioglio, Cingia de' Botti, Varsi e Pellegrino Parmense.
Il progressivo trasferimento degli internati portò infine alla chiusura della struttura. Il 27 novembre 1942, l'Ispettorato per i servizi di guerra del Ministero dell'Interno dispose il trasferimento di 350 «sfollandi» da Laurana al campo delle Fraschette, presso Alatri, operativo dal mese precedente; il 30 novembre partirono 231 civili già internati a Lovran. Il 9 febbraio 1943 il prefetto Testa sollecitò la definitiva cessazione dell'attività del campo, dove rimanevano ancora circa 170 persone. Il trasferimento degli ultimi internati alle Fraschette fu autorizzato pochi giorni dopo e avvenne in due gruppi: 77 persone il 18 febbraio e le restanti il 21 febbraio 1943. Complessivamente, da Lovran ad Alatri furono trasferite 405 persone.
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Data (Dublin Core)
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6 novembre 1941 – febbraio 1943
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Posizione Geografica (Dublin Core)
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Lovran (Laurana), Croazia
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Tipologia (Dublin Core)
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Campo di internamento
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Fonte (Dublin Core)
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I Campi Fascisti - Dalle guerre in Africa alla Repubblica di Salò (Topografia per la Storia) [Consultato online]; Z. Dizdar, Italian Policies toward Croatians in Occupied Territories during the Second World War (2005); C. Pignedoli, Gli internati slavi a Castelnuovo ne' Monti (2006).
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Citazione bibliografica (Dublin Core)
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"Laurana - Campo di concentramento", in I Campi Fascisti - Dalle guerre in Africa alla Repubblica di Salò, https://www.campifascisti.it/scheda_campo.php?id_campo=308.
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Contesto storico (Crimini di guerra italiani)
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Occupazione italiana della Jugoslavia e del Montenegro (1941-1943)
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Responsabili (Crimini di guerra italiani)
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Prefetto di Fiume Temistocle Testa; Ministero dell'Interno (Ispettorato per i servizi di guerra, Giuseppe Stracca).
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Vittime (Crimini di guerra italiani)
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Circa 3.000 civili internati complessivamente nel periodo di attività del campo, inclusi donne e bambini; tra questi le 889 persone sgomberate da Podhum dopo la strage di rappresaglia del luglio 1942.
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