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Titolo (Dublin Core)
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L'ECCIDIO DELLA RIVOLTA DI PALERMO
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Descrizione (Dublin Core)
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Tra il 16 e il 22 settembre 1866 Palermo e parte della provincia furono interessate da una vasta insurrezione popolare, alla quale presero parte gruppi eterogenei, tra cui ex borbonici, renitenti alla leva, repubblicani e briganti. Gli insorti, che nella provincia di Palermo raggiunsero complessivamente circa 35.000 uomini armati, occuparono diversi punti della città e assalirono edifici e presidi governativi. La rivolta fu repressa dalle truppe del Regio esercito al comando del generale Raffaele Cadorna. Il 27 settembre venne dichiarato lo stato d'assedio e la Regia Marina bombardò Palermo, mentre migliaia di soldati intervennero nelle operazioni di riconquista della città. La repressione fu accompagnata da numerose uccisioni e fucilazioni sommarie, anche ai danni di persone arrestate durante gli scontri. Il numero complessivo delle vittime civili non è noto con precisione; le modalità della repressione suscitarono tuttavia un ampio dibattito politico e furono successivamente oggetto di testimonianze e denunce.
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Data (Dublin Core)
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16-22 settembre 1866
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Posizione Geografica (Dublin Core)
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Palermo, Italia
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Tipologia (Dublin Core)
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Eccidio
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Fonte (Dublin Core)
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Alberto Stramaccioni, Crimini di guerra: storia e memoria del caso italiano, Roma, Laterza, 2018; Lucy Riall, Legge marziale a Palermo: protesta popolare e rivolta nel 1866, in «Meridiana», n. 24, settembre 1995; Gigi Di Fiore, Controstoria dell'Unità d'Italia. Fatti e misfatti del Risorgimento, Milano, RCS Libri, 2007.
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Citazione bibliografica (Dublin Core)
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A. Stramaccioni, Crimini di guerra: storia e memoria del caso italiano, cit., p. 17; L. Riall, Legge marziale a Palermo: protesta popolare e rivolta nel 1866, cit., pp. 65-94; G. Di Fiore, Controstoria dell'Unità d'Italia. Fatti e misfatti del Risorgimento, cit., p. 330.
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Contesto storico (Crimini di guerra italiani)
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Brigantaggio postunitario italiano
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Responsabili (Crimini di guerra italiani)
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Regio Esercito e Regia Marina, sotto il comando del generale Raffaele Cadorna.
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Vittime (Crimini di guerra italiani)
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Numero imprecisato di vittime civili; le fonti riportano inoltre numerose fucilazioni sommarie durante la repressione militare.
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