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Titolo (Dublin Core)
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L'ECCIDIO PONTELANDOLFO E CASALDUNI
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Descrizione (Dublin Core)
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L'eccidio di Pontelandolfo e Casalduni, avvenuto nell'agosto del 1861, rappresenta uno degli episodi più controversi della repressione del brigantaggio. Pochi giorni prima della rappresaglia, a banda guidata dall'ex caporale borbonico Cosimo Giordano, composta da circa 400 uomini, aveva occupato i centri di Pontelandolfo e Casalduni, riaffermando il proprio controllo sul territorio. In risposta, il tenente colonnello Pier Eleonoro Negri dispose l'invio di reparti dell'esercito italiano agli ordini del tenente Augusto Bracci, con il compito iniziale di presidiare l'area e contenere gli insorti. Tuttavia, Bracci decise di intervenire direttamente contro la banda, dando avvio alle operazioni che avrebbero preceduto la successiva rappresaglia. Lo scontro provocò la morte di un ufficiale e di quarantaquattro soldati italiani, suscitando una dura reazione da parte dei vertici militari. Il generale Carlo Piola Caselli comunicò al maggiore Melegari l'ordine impartito dal generale Cialdini di radere al suolo i due centri abitati . L'operazione venne affidata al tenente colonnello Negri e al maggiore Melegari, che il 14 agosto 1861 raggiunsero il Sannio alla testa di circa novecento bersaglieri del XVIII battaglione. Lo stesso Melegari, nelle proprie memorie, descrisse l'inizio dell'azione repressiva con queste parole: «Chiamai a me gli ufficiali delle 3 compagnie [...] ordinai loro di far atterrare le porte e appiccare il fuoco alle case, a cominciare da quella del sindaco. In breve dense nubi di fumo si levarono al cielo e l'incendio divampava in diverse parti del paese» . La testimonianza del maggiore, tuttavia, si limita a descrivere l'incendio dell'abitato e non menziona le violenze commesse contro la popolazione civile. Diverse fonti successive riferiscono infatti di esecuzioni sommarie, saccheggi, incendi, violenze sessuali e devastazioni ai danni degli abitanti e degli edifici religiosi. Al termine dell'operazione il tenente colonnello Negri comunicò l'esito della spedizione al generale Cialdini con un dispaccio: «giovedì, 15 agosto 1861. Ieri, all'alba, giustizia fu fatta contro Pontelandolfo e Casalduni. Essi bruciano ancora» .
Il numero delle vittime costituisce ancora oggi uno degli aspetti più controversi dell'intera vicenda. L'episodio rappresentò una delle più violente operazioni repressive condotte dall'esercito italiano durante la lotta al brigantaggio. La gravità degli eventi suscitò critiche anche all'interno del Parlamento italiano. Alcuni mesi dopo i fatti, il deputato Giuseppe Ferrari visitò Pontelandolfo, dove raccolse le testimonianze dei superstiti e constatò le devastazioni subite dall'abitato. ornato a Torino, denunciò in Parlamento gli abusi commessi dalle forze dell'esercito italiano, trovando tuttavia il sostegno del solo Francesco Proto, duca di Maddaloni, anch'egli critico nei confronti delle modalità con cui era stata condotta la repressione.
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Data (Dublin Core)
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14 agosto 1861
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Posizione Geografica (Dublin Core)
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Pontelandolfo e Casalduni, Benevento, Italia
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Tipologia (Dublin Core)
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Eccidio
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Fonte (Dublin Core)
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Cenni sul brigantaggio. Ricordi di un antico bersagliere, Torino, Roux Frassati & Frassati & C., 1897; Gigi Di Fiore, 1861. Pontelandolfo e Casalduni. Un massacro dimenticato, Napoli, Grimaldi, 1998; A. Del Boca, Italiani, brava gente? un mito duro a morire, Biblioteca editori associati di Tascabili 117. Vicenza, BEAT, 2019
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Citazione bibliografica (Dublin Core)
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Cenni sul brigantaggio. Ricordi di un antico bersagliere, p. 12-13 / 18-19; G. Di Fiore, 1861. Pontelandolfo e Casalduni. Un massacro dimenticato, p. 125-135;
A. Del Boca, Italiani, brava gente? un mito duro a morire, p. 61.
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Contesto storico (Crimini di guerra italiani)
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Brigantaggio postunitario italiano
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Responsabili (Crimini di guerra italiani)
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L'operazione venne affidata al tenente colonnello Negri e al maggiore Melegari, che il 14 agosto 1861 raggiunsero il Sannio alla testa di circa novecento bersaglieri del XVIII battaglione.
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Vittime (Crimini di guerra italiani)
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Le stime elaborate dalla storiografia divergono sensibilmente: alcune fonti contemporanee indicarono circa 164 morti, mentre altre ricostruzioni successive ipotizzano un numero di vittime sensibilmente superiore.
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