Spedizione dei Boxer
All'inizio del Novecento il Regno d'Italia prese parte alla spedizione militare internazionale organizzata per reprimere la rivolta dei Boxer in Cina, un movimento sostenuto da settori della corte imperiale che si era tradotto in violenze contro gli stranieri e persecuzioni ai danni delle comunità cristiane. La partecipazione italiana rispondeva a due esigenze: restituire prestigio internazionale a uno Stato ancora segnato dalla sconfitta di Adua, e consolidare la presenza italiana in Estremo Oriente dopo il fallimento dei negoziati per la baia di Sanmen. Nel luglio 1900 il governo Saracco dispose l'invio di circa 2.000 soldati al comando del colonnello Vincenzo Garioni, affiancandosi alle altre potenze, agli Stati Uniti e al Giappone nell'operazione volta a liberare le delegazioni diplomatiche assediate a Pechino.
Il corpo di spedizione partì da Napoli il 19 luglio 1900 e giunse in Cina dopo un viaggio segnato da viveri deteriorati, equipaggiamenti danneggiati e persino un focolaio di tifo a bordo. Le testimonianze dei protagonisti restituiscono la violenza delle operazioni militari: il giornalista Luigi Barzini descrisse Tianjin ridotta in macerie e il fiume ostruito da cadaveri, mentre il tenente colonnello Tommaso Salsa parlò di una città ridotta a un «mucchio di rovine». Fu lo stesso Barzini a definire «caccia al cinese» la violenza scatenatasi dopo la caduta della città, fatta di uccisioni indiscriminate, incendi e saccheggi indiscriminati contro civili in fuga.
La riconquista di Pechino fu seguita da una repressione particolarmente violenta ad opera delle forze della coalizione internazionale, responsabili di saccheggi, esecuzioni sommarie e massacri anche ai danni della popolazione civile. Anche il contingente italiano vi prese parte: la relazione ufficiale del Ministero della Guerra documenta come, in occasione dell'attacco contro Paoting (Baoding), al corpo di spedizione italiano spettasse una quota del bottino pari a 26.000 dollari. Il tenente medico Giuseppe Messerotti Benvenuti denunciò in una lettera alla madre come la spedizione avesse smarrito ogni finalità umanitaria, tanto che ufficiali e truppa di diverse nazionalità, italiani compresi, si erano dati sistematicamente al saccheggio per profitto personale. Il conflitto si concluse con il Protocollo dei Boxer del 1901, che impose alla Cina il pagamento di una pesante indennità di guerra e riconobbe all'Italia la concessione internazionale di Tianjin, rimasta sotto amministrazione italiana fino alla Seconda guerra mondiale.
In questa sezione sono raccolti gli episodi documentati nel database relativi alla partecipazione italiana alla spedizione contro i Boxer. Attraverso le singole schede e la rappresentazione cartografica è possibile osservare la distribuzione geografica degli eventi e metterli in relazione con il contesto storico e territoriale nel quale si verificarono.