Tra il 1943 e il 1945Milano subì gravi danni a causa dei bombardamenti alleati e delle requisizioni operate dall’esercito tedesco, che compromisero profondamente le infrastrutture urbane e il sistema dei trasporti pubblici. Al termine del conflitto, nel 1945, l’Azienda Tranviaria Municipale (ATM) si trovava in condizioni critiche: impianti e parco rotabile risultavano gravemente danneggiati, con perdite stimate in circa quattro miliardi e mezzo di lire. Nonostante ciò, già entro la fine dell’anno si registrarono i primi segnali di ripresa, con l’attivazione di 29 linee tranviarie, una automobilistica e una filoviaria, per uno sviluppo complessivo di circa 232 km. Negli anni immediatamente successivi, grazie al recupero dei mezzi superstiti e soprattutto agli aiuti del Piano ERP (European Recovery Program), il servizio venne progressivamente potenziato, culminando nel 1947 con l’avvio di un piano organico di ricostruzione e ammodernamento delle infrastrutture.[1]
Nel contesto della ricostruzione urbana emerse con forza il tema della realizzazione di una rete metropolitana, considerata ormai indispensabile per la riorganizzazione del sistema dei trasporti cittadini e inserita nel più ampio quadro del nuovo Piano Regolatore Generale. Nel 1949 l’assessore Agostino Giambelli riprese i progetti prebellici, evidenziando l’inadeguatezza sia del Piano regolatore del 1933 sia dei trasporti di superficie nel rispondere alla crescente domanda di mobilità, accentuata dal rapido incremento demografico: nel 1950 la popolazione milanese aveva superato 1.260.000 abitanti. In questo scenario furono presentate due proposte alternative: una, di ispirazione parigina e sostenuta dal gruppo ISSCOP, prevedeva una rete esclusivamente urbana e indipendente dalle ferrovie esistenti; l’altra, elaborata dall’ingegnere Semenza, proponeva invece un sistema integrato con le Ferrovie dello Stato e le Ferrovie Nord Milano.[2]
Il confronto tra i due progetti alimentò un ampio dibattito pubblico e portò alla costituzione di una commissione comunale incaricata della valutazione tecnica. A seguito di studi comparativi e sopralluoghi a Londra e Parigi, la commissione definì i criteri fondamentali della futura rete: carattere prevalentemente urbano, linee indipendenti con interscambi su livelli separati, distanza media tra le stazioni di circa 500 metri e priorità alla realizzazione di una prima linea da piazzale Lotto a Villa San Giovanni, con attraversamento del Duomo. Ulteriori studi condotti nel 1951 confermarono l’efficacia dei tracciati proposti, portando alla definizione di una rete articolata su più linee radiali, in grado di servire i principali assi di espansione urbana e di superare definitivamente l’ipotesi di una linea circolare.[3]
[1] Francesco Ogliari, Milano in tram, cit., pp. 116-131.
[2]Amilcare Mantegazza e Claudio Pavese, L’ATM di Milano 1861-1972, cit., pp. 531-537.
[3] Giuseppe Severi, Roberto Vasini, Metropolitana a Milano, Milano, Grafiche Alma, 1996, pp. 31-32.
Ricostruzione del deposito ATM di Baggio nel dopoguerra (Amilcare Mantegazza e Claudio Pavese, L’ATM di Milano 1861-1972, cit.)
Primi rilevamenti per testare il sottosuolo di Milano per la costruzione della metropolitana (Linea M1, MM, https://www.mmspa.eu/progetto-ingegneria/linea-m1/)
Nel luglio 1952 il Consiglio comunale di Milano approvò le conclusioni della commissione incaricata di valutare i progetti per la metropolitana e autorizzò l’affidamento a un libero professionista della redazione del progetto costruttivo della rete, con priorità alla prima linea. L’incarico fu conferito all’ingegnere Belloni, cui venne affidata la progettazione della linea da piazzale Lotto al confine con Sesto San Giovanni lungo viale Monza, attraversando il centro cittadino. Il progetto ricevette l’approvazione del Ministero dei Trasporti con il decreto n. 5207 del 14 gennaio 1955, sancendo l’avvio della fase esecutiva; nello stesso anno, nel luglio 1955, un plastico della futura infrastruttura fu esposto al pubblico a Palazzo Marino.[4]
Parallelamente, il Consiglio comunale autorizzò la costituzione di una società per azioni incaricata della costruzione e dell’esercizio della metropolitana: il 6 ottobre 1955 nacque così la Metropolitana Milanese S.p.A. (MM), a maggioranza comunale e con concessione trentennale. Alla presidenza della società fu nominato il professor Ercole Bottani, docente del Politecnico di Milano. A seguito delle revisioni progettuali operate da MM, la rete metropolitana venne articolata in quattro linee principali, indipendenti e identificate da numeri e colori, per uno sviluppo complessivo di circa 36,5 km, con possibilità di futuri prolungamenti e diramazioni extraurbane.[5]
Particolare attenzione fu dedicata agli aspetti tecnici e costruttivi, adottando soluzioni volte a ridurre i rischi per gli edifici adiacenti e a limitare l’impatto dei cantieri sulla circolazione urbana. La realizzazione delle gallerie comportò inoltre un complesso intervento di riordino dei sottoservizi cittadini. I costi stimati per le opere civili ammontavano a circa un miliardo di lire per chilometro; considerando le opere preliminari, gli impianti tecnologici, il materiale rotabile e le strutture di servizio, il costo complessivo della sola Linea 1 fu valutato in circa 26 miliardi di lire.[6]
Nel 1957 gli uffici tecnici della MM avviarono un lotto sperimentale per testare materiali e metodologie costruttive, affidandone l’esecuzione all’impresa Ferrobeton. Il tratto, lungo circa 2.190 metri tra viale Monte Rosa e piazza Giovine Italia, segnò l’inizio concreto dei lavori. Dopo la consegna formale del lotto, avvenuta nel maggio 1957, gli scavi ebbero inizio il 12 giugno nello spazio dell’ex scalo Sempione, alla presenza delle autorità cittadine. Impiegando circa novecento operai, i lavori procedettero con notevole rapidità, portando al completamento dello scavo della prima tratta già nel maggio 1959.[7]
[4] Amilcare Mantegazza e Claudio Pavese, L’ATM di Milano 1861-1972, cit., pp. 557-559.
Scavi in piazza del Duomo (Angela Windholz e Gianni Biondillo, Metro Milano: Il cantiere della metropolitana milanese 1952-1962, Mendrisio, SilvanaEditoriale, 2013).
Impalcature per sostenere la struttura della Galleria Vittorio Emanuele II (Angela Windholz e Gianni Biondillo, Metro Milano: Il cantiere della metropolitana milanese 1952-1962, cit.).
Veduta notturna nel cantiere di Piazza del Duomo («La rossa, la metro per ricostruire»: le immagini storiche, Corriere della Sera, https://milano.corriere.it/foto-gallery/cronaca/21_novembre_16/rossa-metro-ricostruire-immagini-storiche-41a6fd14-46b3-11ec-8bc9-3ede90e62115.shtml).
Con la costruzione della Linea 1 della metropolitana di Milano venne adottato il cosiddetto Metodo Milano, un sistema costruttivo innovativo che si poneva come alternativa sia allo scavo a trincea aperta, fortemente impattante sulla viabilità urbana, sia all’impiego dello scudo meccanizzato, che avrebbe richiesto profondità maggiori. Il metodo prevedeva una sequenza costruttiva in più fasi: inizialmente venivano realizzate le pareti laterali del tunnel lasciando temporaneamente in esercizio la carreggiata centrale; seguivano la chiusura parziale della viabilità, un primo scavo e la costruzione della soletta di copertura; una volta ripristinata la circolazione in superficie, lo scavo proseguiva in sotterranea fino alla realizzazione della soletta di fondo ad arco rovescio, il tutto mediante strutture in calcestruzzo armato. Tale tecnica si inseriva nel più ampio quadro delle innovazioni milanesi nel campo dell’ingegneria delle fondazioni, in particolare l’utilizzo dei fanghi bentonitici, brevettato negli anni Cinquanta dalla ditta ICOS su impulso delle teorie dell’ingegnere Karl Terzaghi.[8]
I cantieri sotterranei della metropolitana comportarono significativi disagi alla vita quotidiana cittadina, soprattutto per la circolazione veicolare e pedonale. Per ridurre i tempi di realizzazione, nelle aree centrali fu adottato il ciclo continuo di lavoro su tre turni, consentendo il rapido completamento di alcuni tratti, come quello tra via Dante e piazza Cordusio, ultimato in circa 350 giorni. In zone caratterizzate da condizioni strutturali complesse, quali via Boccaccio o l’area del Palazzo della Regione, fu attivato un sistema di monitoraggio continuo sugli edifici. Nonostante tali precauzioni, numerose linee tranviarie e filoviarie subirono deviazioni temporanee e vennero realizzate strutture provvisorie, tra cui ponti metallici, come il noto ponte di piazza San Babila; inoltre, le attività commerciali lungo assi centrali quali corso Vittorio Emanuele e via Dante risentirono pesantemente dei lavori.[9]
Parallelamente all’avanzamento dei cantieri emersero questioni tecniche legate al materiale rotabile, all’armamento ferroviario e ai sistemi di alimentazione elettrica. In questo contesto si inserì la proposta della società Ernesto Breda, che, sulla base di una sperimentazione avviata nel 1958 sulla metropolitana di Parigi e presentata alla Fiera Campionaria di Milano del 1959, sviluppò un’elettromotrice su ruote pneumatiche progettata per l’esercizio della Linea 1. Alla fine del 1959 risultavano ancora da assegnare gli appalti per il tratto tra piazza del Duomo e corso Buenos Aires. In corrispondenza delle aree di cantiere più delicate, come piazza del Duomo, si procedette alla rimozione temporanea di monumenti bronzei, tra cui quelli dedicati a Giuseppe Garibaldi, Giuseppe Parini e Giuseppe Verdi.[10]
Nel luglio del 1960 ebbero inizio i lavori della stazione Duomo, condotti con particolare cautela per evitare danni alla cattedrale e alla Galleria Vittorio Emanuele II, nonché in previsione dell’incrocio con la futura Linea 3. La ridotta profondità di molte tratte favorì inoltre l’emersione di testimonianze archeologiche: sotto la direzione del soprintendente Ferdinando Mirabella Roberti vennero portati alla luce resti della Milano romana e tardoantica, tra cui le vestigia dell’antica cattedrale di Santa Tecla e del battistero di San Giovanni, databili al IV secolo d.C., contribuendo ad arricchire la conoscenza della storia urbana della città.[11]
[8] Giuseppe Severi, Roberto Vasini, Metropolitana a Milano, cit., pp. 37-39.
[9] Giuseppe Severi, Roberto Vasini, Metropolitana a Milano, cit., pp. 37-39.
[10]Stefano Alfano e Roberto Costa, La metropolitana di Milano. 60 anni sotto la città. Storia, tecnica ed evoluzione del materiale rotabile, Pavia, Print Service, 2020, pp. 27-60.
[11]Dario Daffara, I basamenti di piazza del Duomo e di via Mercanti a Milano, “LANX”, n. 23, 2016, pp. 53-86, <https://rIviste.unimi.it/index.php/lanx/article/download/9154/8661/27191>.
Interno della galleria in viale Monza (Iconoteca dell'Accademia dell'architettura, https://iconoteca.arc.usi.ch/it/ricerca).
Fiera Campionaria 1959, elettromotrice su pneumatici per la metropolitana nell'area espositiva Breda (LombardiaBeniCulturali https://www.lombardiabeniculturali.it/fotografie/schede/IMM-u3030-0004642/?view=istituti&offset=12026&hid=754&sort=sort_int).
Rimozione del monumento equestre di Giuseppe Garibaldi da largo Cairoli (Linea 1, MM, https://www.mmspa.eu/progetto-ingegneria/linea-m1/)
Durante la costruzione della Linea 1 della metropolitana, Milano continuò a espandersi, con un aumento della motorizzazione individuale e il decentramento industriale, fenomeni che richiedevano un rafforzamento del trasporto pubblico anche su scala regionale.[12]
In questo contesto, il Consiglio comunale decise di unificare la gestione dei servizi urbani e interurbani, affidandola all’Azienda Trasporti Municipali (ATM) a scapito della Società Metropolitana Milanese (MM), fino ad allora responsabile delle linee metropolitane. La decisione, contrastata dal sindaco Virgilio Ferrari, provocò la caduta della giunta il 21 gennaio 1961 e l’insediamento di una nuova amministrazione guidata da Gino Cassinis, che assegnò formalmente ad ATM la gestione del servizio metropolitano, determinando forti tensioni con la MM e la conseguente sostituzione del presidente Bottani con Ezio Vigorelli. Quest’ultimo riuscì a coordinare efficacemente il completamento delle scelte tecniche e impiantistiche, accelerando i lavori in collaborazione con il Comune.[13]
Parallelamente, fu confermato l’ordine per un primo lotto di sessanta elettromotrici, affidato al Gruppo Aziende Italiane (G.A.I.), consorzio composto da Breda Elettromeccanica, Breda Ferroviaria, Compagnia Generale di Elettricità, Ercole Marelli, OM e Tecnomasio Italiano Brown Boveri. Tra le principali scelte tecniche vi fu l’adozione di un nuovo tipo di armamento ferroviario: abbandonato il tradizionale ballast, i binari furono fissati su una soletta in calcestruzzo armato di circa 2,5 metri di larghezza e 20 centimetri di spessore, con uno strato antivibrante. Una prima sperimentazione fu realizzata su un tratto campione in via Palmanova.[14]
Il sistema di alimentazione elettrica fu basato su una terza rotaia a 750 volt in corrente continua, scelta che consentiva risparmi nella costruzione delle gallerie; furono previste otto sottostazioni di trazione presso le stazioni principali, tra cui Lotto, Pagano, Cadorna, Duomo, Palestro, Loreto e Gorla. Per garantire la sicurezza e l’efficienza della circolazione, furono installati segnali luminosi fissi lungo i binari, replicati a bordo dei convogli, e un sistema automatico regolava la velocità dei treni, intervenendo con arresti di emergenza in caso di mancato rispetto delle indicazioni, riducendo così il rischio di incidenti e aumentando gli standard di sicurezza del servizio.[15]
[12] Francesco Ogliari, Milano in tram, cit., pp. 150-153.
[14] Stefano Alfano e Roberto Costa, La metropolitana di Milano, cit., pp. 27-60.
[15]Giuseppe Severi, Roberto Vasini, Metropolitana a Milano, cit., pp. 59-61.
Illustrazione di Walter Molino su La Domenica del Corriere, riguardante i lavori a Milano (Linea M1, MM, https://www.mmspa.eu/progetto-ingegneria/linea-m1/).
Costruzione della Linea 1 in piazza San Babila (LombardiaBeniCulturali, https://www.lombardiabeniculturali.it/fotografie/schede/IMM-10120-0003063/).
In occasione della Fiera Campionaria di Milano del 1962 fu presentata al pubblico la prima motrice del primo lotto di sessanta elettromotrici destinate alla Linea 1 della metropolitana. Le vetture, caratterizzate dai colori rosso-bianco, erano dotate di una sola cabina di guida predisposta per il comando multiplo e di quattro porte automatiche per ciascun lato. Ogni convoglio misurava 17,54 metri di lunghezza, 2,85 metri di larghezza e 3,5 metri di altezza, con un peso a pieno carico di circa 32 tonnellate e una capacità complessiva di 213 passeggeri. Le motrici poggiavano su due carrelli, ciascuno equipaggiato con due motori da 90 kW, garantendo prestazioni adeguate al servizio urbano.[16]
Nel 1962 iniziarono i lavori per la diramazione della linea tra Pagano e piazza Gambara, lunga circa due chilometri, utilizzando gli stessi metodi impiegati per i tunnel della tratta principale. Il 10 dicembre dello stesso anno la prima elettromotrice fu calata nel tunnel, seguita dalle vetture 201, 102 e 202, consentendo le prime corse di prova tra Pagano e Amendola.[17]
Prima dell’inaugurazione ufficiale, la metropolitana fu visitata da importanti autorità: il 22 aprile 1963 dal Cardinale Giovanni Battista Montini, allora Arcivescovo di Milano e futuro Papa Paolo VI, e nel 1964 dal Presidente della Repubblica Antonio Segni, accompagnato dal sindaco Pietro Bucalossi. Durante queste visite furono testati convogli composti da due unità, percorrendo senza difficoltà il tracciato di recente realizzazione.[18]
Il 1° novembre 1964 si tenne l’inaugurazione ufficiale della prima linea metropolitana milanese presso la stazione di Piazzale Lotto. La cerimonia, alla presenza di autorità civili, politiche e tecniche, ministri, prefetto, dirigenti ATM e MM, nonché ospiti internazionali esperti di trasporti pubblici, segnò l’avvio del servizio. La benedizione fu impartita dall’Arcivescovo di Milano Giovanni Colombo, e la signora Diana Fugazza, vedova di Ezio Vigorelli, tagliò il nastro tricolore a simbolo della partenza dei primi convogli. Furono inoltre conferite medaglie d’oro ai principali protagonisti della realizzazione della linea, tra cui ex amministratori e membri della prima Commissione di Studi, riconoscendo il loro contributo fondamentale alla nascita della metropolitana milanese.[19]
[16]La rete metropolitana milanese, presentazione tecnica, cit., pp. 6-13.
[17] Giuseppe Severi, Roberto Vasini, Metropolitana a Milano, cit., pp. 68-71.
[19]Notiziario ATM 1965, Azienda Trasporti Municipali Milano, p. 70.
Ezio Vigorelli, presidente MM, Pietro Bucalossi, sindaco di Milano, e Napoleone Rossi, presidente ATM, posano davanti al banco del dirigente centrale del traffico della metropolitana linea 1, stazione San Babila, alcuni giorni prima dell'inaugurazione (Archivio storico ATM, https://archiviostorico.atm.it/atm-web/detail/IT-ATM-FT0001-003014/ezio-vigorelli-presidente-metropolitana-milanese-pietro-bucalossi-sindaco-milano-e-napoleone-rossi-presidente-atm-posano-davanti)
Il 12 aprile 1964, l'allora Presidente della Repubblica Antonio Segni visitò in anteprima la nuova metropolitana di Milano (L’inaugurazione della prima metro di Milano, sessant’anni fa, Il Post, https://www.ilpost.it/2024/11/01/inaugurazione-metropolitana-milano/).
Inaugurazione della prima tratta Lotto-Sesto Marelli, con taglio del nastro della signora Diana Fugazza. Alle sue spalle sono presenti il sindaco di Milano Bucalossi, l'arcivescovo monsignor Colombo e altre autorità. (Archivio Storico ATM, https://archiviostorico.atm.it/atm-web/detail/IT-ATM-FT0001-001550/inaugurazione-della-prima-tratta-della-metropolitana-linea-1-lotto-sesto-marelli-presso-stazione-lotto-taglio-del-nastro).
I Martinitt e le Stelline salutano dalla banchina l'arrivo del treno inaugurale (Archivio storico ATM, https://archiviostorico.atm.it/atm-web/detail/IT-ATM-FT0001-001993/inaugurazione-della-prima-tratta-della-metropolitana-linea-1-lotto-sesto-marelli-presso-stazione-duomo-3).
Il primo viaggio inaugurale della Linea 1 della metropolitana di Milano vide la partenza simultanea di due convogli che percorsero l’intero tracciato, accolti in ogni stazione da operai, tecnici e bande musicali. I treni giunsero alla stazione di Sesto-Marelli alle ore 11:15, dove furono ricevuti dal sindaco Giuseppe Carrà e da una cerimonia musicale che incluse l’Inno Nazionale, la Marcia trionfale dell’Aida di Verdi e brani di Giovanni D’Anzi, tra cui O mia bella Madunina e il motivo appositamente composto Metropolì Metropolà. Nel pomeriggio, alle ore 17:03, la metropolitana fu aperta ufficialmente al pubblico, registrando un’immediata e straordinaria affluenza: nella sola prima giornata oltre 200.000 persone utilizzarono il nuovo servizio.[20]
La Linea 1 si sviluppava lungo un tracciato di 12,5 chilometri tra Lotto e Sesto-Marelli, articolato in 21 stazioni con una distanza media di circa 590 metri e un andamento a “V” con nodo centrale in piazza del Duomo; due importanti stazioni di interscambio erano situate a Cadorna e Loreto. Nei mesi successivi all’apertura, la nuova infrastruttura contribuì a ridurre sensibilmente il traffico di superficie, consentendo la soppressione di alcune linee tranviarie e una riduzione dei costi di esercizio per l’amministrazione comunale. I dati di esercizio confermarono il successo del sistema: circa sette milioni di passeggeri nei primi due mesi e 37 milioni nel primo anno di attività, pari a circa il 6% dell’utenza complessiva dell’ATM.[21]
Il servizio era caratterizzato da frequenze di 3 minuti e 30 secondi nelle ore di punta, con treni composti da due a quattro vetture e una capacità complessiva di circa 12.000 posti. L’organizzazione del personale prevedeva un agente nel mezzanino di ciascuna stazione e un solo agente di guida per convoglio, supportati da sistemi di controllo automatico della velocità e da apparati di sorveglianza. L’allestimento delle stazioni e il sistema di segnaletica, progettati da Bob Noorda in collaborazione con Franco Albini e Franca Helg, ottennero ampio riconoscimento internazionale, culminato con l’assegnazione del Compasso d’Oro nel 1964.[22]
Il 2 aprile 1966 fu inaugurata la diramazione occidentale della Linea 1, lunga 1,8 chilometri, con le nuove stazioni di Wagner, De Angeli e Gambara. L’estensione incontrò il favore dell’utenza e determinò un incremento del 20% dei passeggeri; nel giro di cinque anni il numero complessivo degli utenti passò da 37 a circa 62 milioni. Il rapido successo della Linea 1 confermò l’efficacia della metropolitana come soluzione strutturale alla mobilità urbana e rese evidente la necessità di un secondo asse di trasporto sotterraneo: la futura Linea 2.[23]
[20] Giuseppe Severi, Roberto Vasini, Metropolitana a Milano, cit., pp. 58-59.
[21]La rete metropolitana milanese, presentazione tecnica, cit., pp. 9-12.
[22]Premio compasso d’oro 1964, Fondazione ADI Collezione Compasso d’Oro, <https://www.adi-design.org/upl/CdO_STORICO/CdO%20storico%20MOTIVAZIONI/Motivazioni_1964.pdf>.
[23] Giovanni L. Minici, La metropolitana milanese, cit., p. 80-88.
Fila di persone ai tornelli (L’inaugurazione della prima metro di Milano, sessant’anni fa, Il Post, https://www.ilpost.it/2024/11/01/inaugurazione-metropolitana-milano/).
Decine di persone in una stazione della metro durante il giorno dell'inaugurazione (L’inaugurazione della prima metro di Milano, sessant’anni fa, Il Post, https://www.ilpost.it/2024/11/01/inaugurazione-metropolitana-milano/).
Campagna comportamentale "Impariamo ad usare il metrò" (Archivio storico ATM, https://archiviostorico.atm.it/atm-web/detail/IT-ATM-ST0001-000428/impariamo-ad-usare-metro).
La segnaletica progettata da Bob Noorda in collaborazione con Franco Albini e Franca Helg (Storia della segnaletica nella metro di Milano, NSS Magazine, https://www.nssmag.com/it/lifestyle/26694/milano-metro-segnaletica-noorda-albini)
VIDEO: Italia - I milanesi e il "Metro", Archivio Storico Luce (YouTube).