Archivio CFP Bauer
L’ Archivio del Centro di Formazione Professionale Riccardo Bauer costituisce un complesso documentario di grande rilievo per la storia della cultura fotografica e visiva in Italia. Le sue origini risalgono ai corsi di fotografia avviati nel 1954 da Michele Provinciali - grafico e visual designer formatosi alla New Bauhaus di Chicago - all’interno della Scuola del Libro della Società Umanitaria. Nel corso di oltre settant’anni di attività didattica, l’istituto ha prodotto un patrimonio stratificato di materiali che riflettono l’evoluzione dei metodi di insegnamento e dei linguaggi della comunicazione visiva.
La consistenza complessiva è stimata in circa 57.200 fototipi, comprendenti 420 lastre di vetro, 17.000 negativi su pellicola b/n e colore, 29.000 stampe e provini a contatto, 100 diapositive, 100 pellicole fotomeccaniche, 450 polaroid, stampe cibachrome oltre a file e stampe digitali. Rientrano anche materiali prodotti a fini didattici e di esercitazione, insieme ad apparati di corredo come registri, programmi, schede, elenchi, materiali di mostra ed elaborati di esame. Il fondo dedicato alla didattica della fotografia, avviata da Provinciali e sviluppata da docenti come Antonio Arcari e Gianfranco Mazzocchi, rappresenta un corpus unico per estensione e continuità, capace di restituire l’evoluzione del pensiero progettuale e della formazione all’immagine, intesa come educazione visiva, culturale e tecnica. Strutturato in sette serie archivistiche (fotogrammi/chimigrammi/foro stenopeico; riproduzioni; fotografia di materia; forme della natura e oggetti; ritratto; architettura e paesaggio; reportage/fotografia documentaria e di ricerca), il fondo sintetizza un metodo didattico fondato sull’osservazione, sull’esperienza percettiva e sulla progressiva comprensione dei processi di rappresentazione visiva e fotografica, come teorizzato da Arcari in La fotografia: le forme, gli oggetti, l’uomo (Milano, Il Castello, 1980).
Risultato di sedimentazioni successive, l’archivio odierno si avvale oggi dell’informatizzazione e di strumenti di catalogazione digitale che ne favoriscono la consultazione e l’interrogazione, consentendo non solo una maggiore accessibilità dei dati, ma anche una nuova libertà di organizzazione e lettura in cui la fisicità dei materiali e la loro collocazione non costituiscono più vincoli, ma tracce complementari di un processo conoscitivo aperto e dinamico.
In questo quadro si colloca anche il Fondo Antonio Arcari, composto da 438 stampe alla gelatina ai sali d’argento su carta baritata. Costituita dai materiali confluiti ad Arcari nel corso della sua attività di redattore, curatore e promotore della fotografia italiana tra anni ’50 e ’70, la raccolta testimonia la rete di relazioni che animò il dibattito fotografico del dopoguerra, documentando il passaggio della fotografia da pratica amatoriale a linguaggio professionale e artistico.
All’interno dell’archivio si riconoscono inoltre alcuni nuclei documentari – materiali riferibili a Gianfranco Mazzocchi, storico docente della scuola, e al Premio Riccardo Pezza, concorso nazionale dedicato alla giovane fotografia d’autore promosso dal Bauer – che rappresentano possibili futuri ambiti di intervento e valorizzazione, funzionali a una più ampia ricomposizione dell’archivio storico.
Lo stato di conservazione è complessivamente buono; i materiali sono attualmente oggetto di ricognizione e parziale condizionamento, con la progressiva digitalizzazione delle unità più significative. L’attività di studio, ricognizione e digitalizzazione prosegue, con l’obiettivo di rendere l’archivio una risorsa di conoscenza e ricerca attiva, in costante dialogo con la didattica e la cultura visiva contemporanea.
Una selezione dei materiali è pubblicata sulla piattaforma Lombardia Beni Culturali https://www.lombardiabeniculturali.it/blog/percorsi/cfp-bauer-dalla-societa-umanitaria-ad-afol-metropolitana corredata da approfondimenti storico-critici.